
Il ruolo del metabolismo, degli ormoni e dei farmaci
Il peso corporeo non dipende soltanto da ciò che mangiamo. Biochimica, composizione corporea, regolazione ormonale, movimento e terapie farmacologiche possono contribuire a modificarlo nel tempo.
«Dottore, io mangio come ho sempre mangiato. Eppure continuo ad aumentare di peso».
È una domanda frequente, che spesso porta a una conclusione immediata: il metabolismo si è rallentato e bisogna mangiare meno.
Ma la fisiologia umana è più complessa.
Il peso corporeo è il risultato di un sistema dinamico nel quale interagiscono energia introdotta e consumata, segnali ormonali, tessuti metabolicamente attivi, attività fisica, sonno, condizioni cliniche e farmaci.
Per comprendere perché il peso possa aumentare anche quando l’alimentazione sembra invariata, dobbiamo quindi guardare oltre il piatto.
1. Mangiare come prima non significa consumare energia come prima
Il primo aspetto da considerare è il dispendio energetico.
L’organismo utilizza energia per mantenere attive le funzioni vitali, digerire e assorbire gli alimenti, regolare la temperatura corporea e svolgere ogni movimento della giornata.
Il dispendio energetico totale comprende, in termini generali:
- Metabolismo energetico a riposo: l’energia necessaria per sostenere le funzioni vitali.
- Termogenesi indotta dalla dieta: l’energia impiegata nei processi digestivi e metabolici associati agli alimenti.
- Attività fisica e movimento quotidiano: dall’allenamento agli spostamenti, fino alle attività apparentemente trascurabili.
Immaginiamo una persona che, nel corso degli anni, mantenga abitudini alimentari apparentemente identiche, ma inizi a camminare meno, trascorra più tempo seduta e riduca progressivamente l’attività fisica.
L’introito energetico potrebbe non essere cambiato in maniera significativa, mentre il dispendio energetico potrebbe essersi ridotto.
Se questa differenza si mantiene nel tempo, può contribuire a un aumento delle riserve energetiche corporee.
Il punto importante è che non sempre percepiamo questi cambiamenti: la giornata alimentare può sembrarci uguale anche quando il nostro organismo vive condizioni differenti.
2. Il metabolismo è un sistema biochimico regolato
Quando parliamo di metabolismo non ci riferiamo a un singolo processo, ma a una rete di reazioni biochimiche che consente all’organismo di utilizzare, trasformare, immagazzinare e mobilizzare l’energia.
I nutrienti introdotti con gli alimenti vengono metabolizzati attraverso vie differenti. I carboidrati possono contribuire al ripristino delle riserve di glicogeno; gli acidi grassi possono essere utilizzati a fini energetici oppure immagazzinati nei trigliceridi del tessuto adiposo; gli aminoacidi sono impiegati nella sintesi proteica e in altri processi fisiologici.
Queste vie non funzionano indipendentemente. Sono regolate da segnali ormonali, dalla disponibilità dei substrati, dallo stato nutrizionale e dalle richieste energetiche dell’organismo.
Insulina: molto più di un ormone della glicemia
L’insulina è un ormone fondamentale nella regolazione del metabolismo dei nutrienti.
Favorisce l’utilizzazione del glucosio in diversi tessuti, contribuisce alla sintesi del glicogeno e influenza il metabolismo lipidico e proteico.
Dopo un pasto, la sua secrezione partecipa alla gestione dei nutrienti assorbiti. Tra le sue azioni vi è anche la promozione dell’immagazzinamento energetico in condizioni appropriate.
Questo, però, non significa che l’insulina sia da sola responsabile dell’aumento di peso, né che ogni suo incremento fisiologico sia patologico.
La regolazione del peso dipende dall’interazione tra numerosi processi. Anche la sensibilità insulinica, l’attività fisica, la composizione del pasto e il bilancio energetico complessivo contribuiscono al quadro metabolico.
Leptina e grelina: i segnali che dialogano con il cervello
La leptina è prodotta prevalentemente dal tessuto adiposo e informa il sistema nervoso centrale sulla disponibilità delle riserve energetiche. La grelina, prodotta soprattutto a livello gastrico, partecipa invece alla regolazione della fame.
Questi segnali contribuiscono al controllo dell’appetito e dell’equilibrio energetico, insieme a numerosi altri mediatori intestinali, pancreatici e cerebrali.
Non funzionano come un semplice indicatore che stabilisce quanto una persona debba mangiare. La risposta dipende anche dalla sensibilità ai segnali, dallo stato nutrizionale e dalle condizioni fisiologiche.
È uno dei motivi per cui la fame, la sazietà e il peso non possono essere spiegati esclusivamente con la forza di volontà.
3. Massa muscolare, massa grassa e acqua: la bilancia non racconta tutto
Un aumento di peso non equivale necessariamente a un aumento proporzionale della massa grassa.
Il peso corporeo comprende tessuti, acqua, glicogeno e contenuto gastrointestinale. Le loro variazioni possono modificare il valore rilevato sulla bilancia anche in tempi relativamente brevi.
La massa muscolare, inoltre, rappresenta un elemento importante della composizione corporea e contribuisce al dispendio energetico.
Con l’invecchiamento, una riduzione dell’attività fisica o periodi prolungati di inattività possono favorire una perdita di massa muscolare. In queste condizioni possono cambiare sia la composizione corporea sia il fabbisogno energetico.
È quindi possibile osservare un aumento della massa grassa senza un incremento altrettanto evidente del peso, oppure un cambiamento del peso dovuto in parte a variazioni dei liquidi.
Per interpretare correttamente il fenomeno occorre distinguere almeno tre domande:
- Il peso è realmente aumentato nel tempo oppure oscilla temporaneamente?
- È cambiata la quantità di massa grassa o di massa muscolare?
- Sono presenti variazioni dei liquidi corporei che richiedono un approfondimento clinico?
La valutazione della composizione corporea può aiutare a rispondere alla seconda domanda, mentre la storia clinica e gli altri elementi della valutazione sono indispensabili per interpretare la prima e la terza.
4. Il metabolismo può adattarsi: che cosa significa termogenesi adattativa?
Il termine termogenesi adattativa descrive una riduzione del dispendio energetico che può verificarsi in risposta a restrizione calorica e perdita di peso, oltre a quella prevedibile considerando soltanto le variazioni della massa corporea.
Durante il dimagrimento, l’organismo può modificare il proprio dispendio energetico e diversi segnali endocrini. In alcune persone queste risposte possono rendere più difficile mantenere il peso raggiunto.
L’entità dell’adattamento, tuttavia, è variabile e dipende dalle caratteristiche individuali e dalle condizioni in cui viene misurato.
È importante non confondere questo fenomeno con l’idea di un metabolismo improvvisamente «bloccato». La termogenesi adattativa è un meccanismo fisiologico documentato soprattutto nel contesto del dimagrimento e del mantenimento del peso perso; non rappresenta una spiegazione automatica di qualsiasi aumento ponderale.
La conseguenza pratica è significativa: il fabbisogno energetico non è necessariamente immutabile nel tempo e può richiedere una rivalutazione quando cambiano peso, composizione corporea e livello di attività.
5. Il ruolo degli ormoni tiroidei
Gli ormoni tiroidei partecipano alla regolazione del metabolismo energetico e influenzano numerose funzioni dell’organismo.
In presenza di ipotiroidismo, la ridotta disponibilità di questi ormoni può contribuire a un aumento di peso. Una parte dell’incremento può essere legata anche alla ritenzione di liquidi, soprattutto nelle forme più importanti.
È però scorretto attribuire automaticamente un aumento di peso alla tiroide.
Stanchezza, variazioni ponderali e altri sintomi sono aspecifici e possono dipendere da molte condizioni. La diagnosi richiede una valutazione clinica e gli eventuali esami appropriati, non la sola osservazione della bilancia.
Anche altri cambiamenti endocrini e fisiologici, compresi quelli che possono accompagnare la menopausa, possono modificare la distribuzione del grasso corporeo e la composizione corporea.
Quando l’aumento di peso è persistente, inspiegato o accompagnato da altri sintomi, è opportuno parlarne con il medico.
6. Farmaci e aumento di peso: un aspetto spesso sottovalutato
Esiste un altro elemento che merita particolare attenzione: la terapia farmacologica.
Alcuni medicinali possono contribuire all’aumento di peso attraverso meccanismi differenti. L’effetto dipende dal principio attivo, dalla dose, dalla durata del trattamento, dalle caratteristiche della persona e dalla patologia per cui il farmaco viene utilizzato.
Non tutti i medicinali della stessa classe hanno necessariamente lo stesso effetto, né tutte le persone rispondono allo stesso modo.
Corticosteroidi
I glucocorticoidi possono influenzare il metabolismo glucidico e lipidico, l’appetito e la distribuzione del tessuto adiposo. A seconda della molecola, della dose e della durata della terapia, possono inoltre favorire ritenzione idrosalina e modificazioni della composizione corporea.
L’aumento ponderale associato a questi farmaci non è quindi riconducibile a un unico meccanismo.
Antidepressivi e antipsicotici
Alcuni farmaci utilizzati in psichiatria possono influenzare l’appetito, la sazietà e diversi processi metabolici.
Per gli antipsicotici, in particolare, il rischio di aumento ponderale e di alterazioni metaboliche varia considerevolmente tra le molecole. Alcuni antidepressivi possono anch’essi favorire un incremento di peso, ma l’effetto non è uniforme per tutta la classe.
In questi casi è importante considerare anche i benefici della terapia, le condizioni cliniche di partenza e il monitoraggio nel tempo.
Farmaci per il diabete
L’insulina e alcune altre terapie ipoglicemizzanti possono favorire un aumento di peso in determinate condizioni, anche attraverso una riduzione della perdita di glucosio con le urine e una migliore utilizzazione dell’energia introdotta.
L’effetto dipende dal trattamento e dal contesto clinico. Non è corretto generalizzare a tutti i farmaci per il diabete: alcune classi possono avere effetti differenti sul peso.
Altri medicinali
Anche alcuni farmaci impiegati per disturbi neurologici, allergie o patologie cardiovascolari possono contribuire, in misura variabile, alle modificazioni del peso.
Questo non significa che una terapia debba essere interrotta o modificata autonomamente.
Un aumento di peso che compare dopo l’introduzione di un farmaco merita una valutazione della possibile relazione temporale e clinica, non la sospensione del trattamento.
Il medico e il farmacista possono contribuire, nell’ambito delle rispettive competenze, alla revisione della terapia e all’identificazione di eventuali alternative appropriate, quando clinicamente possibili.
7. Farmaco e nutrizione: perché è importante considerarli insieme
L’effetto di un medicinale sul peso non può essere interpretato isolando la molecola dalla persona che la assume.
Occorre considerare la patologia trattata, le altre terapie, lo stato nutrizionale, l’attività fisica, la funzione renale ed epatica quando pertinenti e l’evoluzione della composizione corporea.
Anche le abitudini alimentari possono cambiare durante una terapia: alcuni pazienti avvertono più fame, altri modificano i propri ritmi quotidiani, mentre in altre situazioni la variazione del peso può dipendere soprattutto dai liquidi.
La valutazione nutrizionale può aiutare a ricostruire questi cambiamenti e a definire un percorso compatibile con le esigenze cliniche della persona.
È qui che la lettura nutrizionale e quella farmacologica possono integrarsi: non per attribuire automaticamente la responsabilità al farmaco, ma per comprendere meglio il quadro complessivo.
8. Quando l’aumento di peso richiede un approfondimento clinico?
Non tutti gli aumenti di peso hanno la stessa origine.
Un incremento graduale nel corso di mesi può avere caratteristiche diverse da una variazione rapida nell’arco di pochi giorni.
Se il peso aumenta rapidamente, soprattutto in presenza di gonfiore, edema o fiato corto, è importante rivolgersi tempestivamente a un medico, perché potrebbe essere coinvolta una variazione dei liquidi corporei o una condizione clinica che richiede attenzione.
In caso di aumento persistente e non spiegato, il medico può valutare la storia clinica, i farmaci assunti, i sintomi associati e l’eventuale necessità di esami mirati.
Non esiste un pannello di analisi identico per tutti: gli accertamenti devono essere scelti sulla base del quadro individuale.
9. Come impostare una valutazione nutrizionale più completa
Quando una persona riferisce di mangiare come prima ma di continuare ad aumentare di peso, è utile ricostruire l’evoluzione del problema prima di proporre modifiche alimentari.
Una valutazione strutturata può considerare:
- Storia ponderale: quando è iniziato l’aumento e con quale andamento.
- Alimentazione: quantità, qualità, distribuzione dei pasti e cambiamenti nelle abitudini.
- Attività fisica: allenamento, spostamenti e movimento quotidiano.
- Composizione corporea: variazioni della massa grassa, della massa muscolare e, quando valutabili correttamente, dei compartimenti idrici.
- Sonno e routine: eventuali cambiamenti che possono influenzare appetito, comportamento alimentare e movimento.
- Terapie farmacologiche: farmaci assunti, modifiche recenti e possibile relazione temporale con il cambiamento ponderale.
- Contesto clinico: sintomi, patologie note e necessità di un eventuale approfondimento medico.
Questi elementi non servono a individuare una causa a priori, ma a costruire un’interpretazione più ragionata.
Il peso è un dato importante. La sua evoluzione, tuttavia, diventa molto più utile quando viene letta insieme alle informazioni cliniche e alla composizione corporea.
Conclusione: prima di mangiare meno, bisogna capire che cosa è cambiato
«Mangio come prima, ma peso di più» non è una contraddizione necessariamente inspiegabile.
Il nostro organismo cambia nel tempo. Possono cambiare il movimento quotidiano, la composizione corporea, i segnali che regolano l’appetito, il dispendio energetico e le condizioni fisiologiche. In alcuni casi possono contribuire anche una patologia o una terapia farmacologica.
Per questo la risposta non dovrebbe essere sempre e soltanto una dieta più restrittiva.
La domanda più utile è un’altra:
Che cosa è cambiato nel mio organismo, nelle mie abitudini o nella mia condizione clinica rispetto a quando il peso era stabile?
È da questa domanda che può iniziare una valutazione nutrizionale realmente personalizzata.
Dr. Messina Vincenzo
Progettazione Nutrizionale
Approfondimenti scientifici
- National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), Factors Affecting Weight & Health.
- Woolf EK et al., Body Weight Regulation, Endotext, aggiornamento 2024.
- Nunes CL et al., Does adaptive thermogenesis occur after weight loss in adults? A systematic review, British Journal of Nutrition, 2022.
- Anekwe CV et al., Pharmacotherapy causing weight gain and metabolic alteration in those with obesity and obesity-related conditions: a review, Annals of the New York Academy of Sciences, 2024.
- Risk factors, prevention and treatment of weight gain associated with the use of antidepressants and antipsychotics: a state-of-the-art clinical review, 2024.
Nota informativa: questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione medica. Non modificare o interrompere una terapia farmacologica senza consultare il professionista sanitario che la gestisce.

